sabato 14 settembre 2013
giovedì 12 settembre 2013
Dopo aver visitato la cattedrale di Santiago, si parte verso il Cammino di Fisterra-Muxía dalla Praza do Obradoiro, lo spazio più emblematico della città, che si abbandona passando tra il palazzo di Raxoi e l’Hostal dos Reis Católicos –antico Ospedale Reale– dalla oggi scomparsa porta del Pellegrino o della Trinità.
Dopo aver superato la chiesa barocca di San Fructuoso e la sua facciata,orientata alla contemplazione della piazza dell’Obradoiro, motivo per cui finisce in quattro nobili
nobili statue, quelle delle Virtù della Prudenza, Giustizia, Fortitudine e Temperanza,
il Cammino prosegue per piccole strade tipiche, tra cui quella di Hortas. La seguente destinazione è la “carballeira” (‘rovereto’) di San Lourenzo, a cui Rosalía de Castro dedica uno dei poemi della raccolta Follas Novas, opera di riferimento della poesia del XIX secolo.
Il palazzo di San Lourenzo de Trasouto, antico convento francescano di origine medievale, importante per il suo insieme architettonico e la sua chiesa medievale, annovera al suo interno opere d’arte rinascimentale e barocca. Il chiostro è abbellito da un particolare giardino di bosso.Il fiume Sarela si avvicina a momenti al tragitto semiurbano della Rotta. Se camminiamo all’imbrunire e la giornata è chiara, da alcuni dei punti iniziali di questo itinerario è possibile contemplare degli eccezionali tramonti sulla città antica e sulla facciata della cattedrale.
nobili statue, quelle delle Virtù della Prudenza, Giustizia, Fortitudine e Temperanza,
il Cammino prosegue per piccole strade tipiche, tra cui quella di Hortas. La seguente destinazione è la “carballeira” (‘rovereto’) di San Lourenzo, a cui Rosalía de Castro dedica uno dei poemi della raccolta Follas Novas, opera di riferimento della poesia del XIX secolo.
Il palazzo di San Lourenzo de Trasouto, antico convento francescano di origine medievale, importante per il suo insieme architettonico e la sua chiesa medievale, annovera al suo interno opere d’arte rinascimentale e barocca. Il chiostro è abbellito da un particolare giardino di bosso.Il fiume Sarela si avvicina a momenti al tragitto semiurbano della Rotta. Se camminiamo all’imbrunire e la giornata è chiara, da alcuni dei punti iniziali di questo itinerario è possibile contemplare degli eccezionali tramonti sulla città antica e sulla facciata della cattedrale.
Aforisma di
Paulo Coelho
l Cammino di Fisterra e Muxía è, dopo quello Francese, l’itinerario con più riferimenti nella letteratura odeporica. Il racconto più antico è quello di Jorge Grissaphan, cavaliere magiaro del Trecento, che narra le sue peripezie come pellegrino ed eremita a Fisterra. Alla fine del Quattrocento, il polacco Niccolò von Popplau pellegrina a Muxía, dopo aver raggiunto Compostella, e descrive i resti della “barca rovinata, fatta di sola pietra”, della Madonna. Il veneziano Bartolomeo Fontana (XVI secolo), nel suo pellegrinaggio dall’Italia, visita Fisterra e afferma che coloro che saranno liberi dal peccato mortale potranno muovere con un dito le pietre della “barca” di Muxía. Domenico Laffi (XVII secolo), erudito chierico bolognese, andò anche a Fisterra e parlò del faro per orientare i navigatori nelle difficile acque della zona. In molti di questi racconti si fa riferimento al monte di San Guillermo, leggendario eremita della zona, il cui eremo, oggi scomparso, veniva associato a riti di fecondità. Nelle pagine seguenti si mostrano le particolarità di questa rotta jacopea che, al contrario di tutte le altre, ha nella città di Santiago la sua origine. In questo caso, le mete sono il capo di Fisterra e il santuario di A Barca, a 89 e 87 chilometri da Compostella, rispettivamente.
Il Cammino di Fisterra – Muxía
Il pellegrinaggio jacopeo si conclude nella città di Santiago di Compostella. Tuttavia, sin dai tempi della scoperta del secolo dell’apostolo San Giacomo, risalente al IX secolo in quella che è oggi la città compostellana, alcuni pellegrini, sia spagnoli che decidono di prolungare il loro viaggio fino alla Costa da Morte (Costa della Morte)
Il pellegrinaggio jacopeo si conclude nella città di Santiago di Compostella. Tuttavia, sin dai tempi della scoperta del secolo dell’apostolo San Giacomo, risalente al IX secolo in quella che è oggi la città compostellana, alcuni pellegrini, sia spagnoli che decidono di prolungare il loro viaggio fino alla Costa da Morte (Costa della Morte)
nella zona più occidentale della Galizia, di fronte alle ondose acque dell’oceano nella zona più occidentale della Galizia, di fronte alle ondose acque dell’oceano Atlantico.L’origine della tradizione del Cammino Fisterra-Muxía è un insieme di motivi diversi.
La Costa da Morte era per gli antichi l’ultimo punto di terra conosciuta, l’estremo occidentale dell’Europa continentale, il tratto finale di un itinerario segnato nel cielo dalla Via Lactea, e tale rimase fino alla fine del Medioevo: uno spazio mitico e simbolico che aveva nella impressionante mole del capo Fisterra (“Finisterre”) la sua parte estrema. Era un luogo carico di leggende e di riti pagani dove i romani (II secolo a.C.) si turbarono nel vedere l’enorme sole scomparire tra le acque Tuttavia, il processo di conversione al cristianesimo della tradizione pagana sarebbe già manifesto a metà del primo millennio.
A partire dal XII secolo, il Codice Calixtino vincola queste terre alla tradizione jacopea.
Il celebre codice racconta come i discepoli di San Giacomo viaggiarono alla scomparsa città di Dugium, nell’attuale Fisterra, in cerca del consentimento di un legato romano che permettesse loro di seppellire la salma dell’apostolo in terre dell’attuale Compostella. Ma il legato, sospettoso, li imprigionò.
I discepoli riuscirono a fuggire e, quando erano sul punto di venir catturati, attraversarono un ponte che crollò al passaggio della truppa romana che li inseguiva.Ma la tradizione jacopea del Finisterre galiziano
si basa, soprattutto, nell’integrazione di numerosi elementi ancestrali della zona, che non solo offriva agli antichi pellegrini la visione della parte più estrema del mondo allora noto, ma anche due tra le devozioni più popolari della Galizia. Si tratta del Santo Cristo, a Fisterra, di cui Molina, nel XVI secolo, dice che a esso giungono la maggior parte dei pellegrini dopo aver visitato l’Apostolo, attratti dal fatto di poter prostrarsi davanti al figlio di Dio in un tale appartato luogo. L’altra tradizione è quella della Madonna di A Barca, nella vicina costa di Muxía. Secondo la tradizione risalente al Medioevo, la Madonna visita questo bel luogo in una “barca di pietra” per incoraggiare San Giacomo nelle sue prediche, fatto questo che vincola questo santuario a quello della Madonna del Pilar di Saragozza.
A partire dal XII secolo, il Codice Calixtino vincola queste terre alla tradizione jacopea.
Il celebre codice racconta come i discepoli di San Giacomo viaggiarono alla scomparsa città di Dugium, nell’attuale Fisterra, in cerca del consentimento di un legato romano che permettesse loro di seppellire la salma dell’apostolo in terre dell’attuale Compostella. Ma il legato, sospettoso, li imprigionò.
I discepoli riuscirono a fuggire e, quando erano sul punto di venir catturati, attraversarono un ponte che crollò al passaggio della truppa romana che li inseguiva.Ma la tradizione jacopea del Finisterre galiziano
si basa, soprattutto, nell’integrazione di numerosi elementi ancestrali della zona, che non solo offriva agli antichi pellegrini la visione della parte più estrema del mondo allora noto, ma anche due tra le devozioni più popolari della Galizia. Si tratta del Santo Cristo, a Fisterra, di cui Molina, nel XVI secolo, dice che a esso giungono la maggior parte dei pellegrini dopo aver visitato l’Apostolo, attratti dal fatto di poter prostrarsi davanti al figlio di Dio in un tale appartato luogo. L’altra tradizione è quella della Madonna di A Barca, nella vicina costa di Muxía. Secondo la tradizione risalente al Medioevo, la Madonna visita questo bel luogo in una “barca di pietra” per incoraggiare San Giacomo nelle sue prediche, fatto questo che vincola questo santuario a quello della Madonna del Pilar di Saragozza.
PROGRAMMA
ALLOGGIAMENTI-ALBERGHI-RIFUGI
23-24-25 luglio 2014 Santiago de Compostela
Albergo PR 25 de Julio 2 stelle Calle Rodrigo Padron 4 (centrale)
camera 4 letti euro 30 a notte a testa
26 luglio 2014 Negreira
Albergue San José Rua de Castellao 20 bajo Email: info@alberguesanjose.es
Pagina web: www.alberguesanjose.es Telefono : 881 976 934 Prezzo: 12 euros
27 luglio 2014 Olveiroa
(Albergue Horreo - Olveiroa - telefono 981 74 16 73, 617 026 005
Email: casaloncho@gmail.com Página web: www.casaloncho.com 12 euro
28 luglio 2014 Aldea de Vilar (Corcubion)
Albergue San Roque -Aldea de Vilar -(1 Km..dopo Corcubion) Comunale pagamento - offerta- telefono 679 460 942 Email: info@amigosdelcamino.com
Página web: www.corcubion.info
29 luglio 2014 Fisterra
Albergue de Peregrinos de Fisterra C Real 2 telefono :981 740 781
Email: alberguefisterra@hotmail.com proprietà del comune( 6 euro)
30 luglio 2014 Muxia
Albergue de Peregrinos -Muxia -C Enfesio sin www.concellomuxia.com
telefono 610 264 325 (Pío), 620 112 902 (Enrique) proprieta del comune
prezzo 6 euro
31 luglio 2014 Muxia visita a Muxia stesso albergo
1 agosto 2014 La Coruna
ore 7,30 bus per La Coruna arrivo 9,30
Albergue Hotel Riazor Avenida Pedro Barrie de la Maza, 29 20 euro a testa la notte
2 agosto 2014 La Coruna
3 agosto 2014 Ferrol Dalla Estacion degli autobus ogni 30 minuti 7 euro circa
tempo 1 ora circa - ALBERGO Residencia Porta Nova 33-35 B, 15403
40 euro la camera
4 agosto 2014 Ferrol
5 agosto 2014 Oviedo
Da El Ferrol a Lugo in bus (ALSA) ore 5,45 arrivo a Oviedo ore 12,15 prezzo 40 euro
Hotel Carreño Monte Gamonal, 4 A, 33012 Oviedo 20 euro
6 agosto 2014 Oviedo
7 agosto 2014 rientro in Italia
Epilogo a Fisterra e Muxia in 5 tappe-116 Km.
Visita a La Coruna - El Ferrol - Oviedo
Partenza - 23 luglio 2014 Partenza da Genova C.Colombo ore 07.055 arrivo a Parigi ore 09.30 Air France Partenza da Parigi Charles De Gaulle arrivo a Madrid Barajas ore 14,04 Air France
Madrid Barajas ore 15.45 - arrivo a Santiago de compostela ore 17 Iberia
Rientro il 5 agosto 2014
Rientro il 5 agosto 2014
Oviedo -Madrid partenza ore 9.15 arrivo ore 10.30 Iberia
Madrid -Parigi Partenza ore 17.00 Arrivo ore 19.05 Air France
Parigi-Genova- Partenza ore 20.30 arrivo ore 22.00 Air France
costo indicativo 600 euro

24 luglio 2014 visita alla città di Santiago
25 luglio 2014 festa di Santiago Apostolo
26 luglio 2014 Santiago de Compostela - Negreira 21 Km.
27 luglio 2014 Negrira - Olveiroa 33.24 Km.
28 luglio 2014 Olveiroa - Corcubion 19,51 Km.
29 luglio 2014 Corcubion - Fisterra 13,66 Km.
30 luglio 2014 fisterra -Muxia 29 Km.
31 luglio 2014 sosta a Muxia
1 agosto 2014 Muxia La Coruna (bus)
2 agosto 2014 sosta a La Coruna
3 agosto 2014 La Coruna Ferrol
4 agosto 2014 sosta a Ferrol
5 agosto 2014 Ferrol Oviedo
6 agosto 2014 sosta a Oviedo
7 agosto 2014 rientro in Italia
EPILOGO A FISTERRA Y MUXIA
Epilogo a Fisterra y Muxia
Questo percorso del Cammino di Santiago parte dalla città di Santiago e ha come sua meta cabo Fisterra e il Santuario da Virxe da Barca.
Già quasi a partire dal momento della scoperta del sepolcro dell’Apostol Santiago (s. IX), alcuni pellegrini decisero di prolungare il proprio viaggio fino alla Costa da Morte, che era per gli antichi la punta più occidentale dell’Europa, il tratto finale di un itinerario marcato nel cielo dalla Via Lactea.
A partire del s. XII, il Códice Calixtino lega queste terre con la tradizione del Cammino di Santiago e segnala che i discepoli di Santiago viaggiarono a Dugium, attuale Fisterra, cercando l’autorizzazione di un legato romano per poter seppellire l’Apostolo a Compostela e che lí furono incarcerati. Riuscirono a fuggire e, sul punto di essere raggiunti, attraversarono un ponte che crollò al passaggio della truppa romana che li stava inseguendo.
La tradizione di Santiago del finisterrae galiziano trova fondamenta in due delle devozioni più popolari della Galizia; il Santo Cristo, a Fisterra, del quale il dott.Molina (s. XVI) dice che a lui "acuden los más romeros que vienen al Apóstol"; e A Virxe da Barca, a Muxía, che secondo la tradizione giunse a questo meraviglioso luogo con una barca di pietra per incoraggiare Santiago nelle sue predicazioni.
PAPA EMERITO BENEDETTO XVI
Il pellegrinaggio è uno dei gesti più antichi del genere umano, per quanto ci è dato di ripercorrere con lo sguardo la sua storia. Sempre di nuovo l’uomo si rimette in cammino, per uscire dall’abitudine della vita quotidiana, per prendere le distanze dalle solite cose, per diventare libero. Questo impulso continua ancora a farsi sentire in quel fratello profano e più tardo del pellegrinaggio che è il turismo. Esso continua a muovere gli uomini: fiumane di turisti e di girovaghi si riversano incessantemente per le vie del nostro continente: l’uomo ha il presentimento di non essere del tutto a casa.
Ma il pellegrinaggio deve essere qualcosa di più che puro e semplice turismo. Vorrei dire: esso deve realizzare ciò cui mira anche il turismo, in una forma migliore, più fondamentale e più pura. Per questo gli sono essenziali per un verso una maggiore semplicità, per l’altro una più grande tenacia.
Del pellegrinaggio è propria quella semplicità che accetta la nostra condizione di pellegrini. Se infatti vogliamo godere dappertutto del medesimo standard di consumi e del medesimo stile di vita, possiamo girare il mondo quanto vogliamo: resteremo sempre chiusi in casa nostra. Potremo sperimentare davvero qualcosa “d’altro” soltanto quando saremo diventati diversi e vivremo in un altro modo: se, nella semplicità della fede, torneremo a essere intimamente pellegrini, uomini in camino.
Qui entra in gioco l’intima e profonda tenacia della fede. Il pellegrinaggio non si interessa delle bellezze naturali o di particolari esperienze vissute, che poi, a dire il vero, non ci fanno affatto uscire da noi per entrare in una reale novità. L’obbiettivo del pellegrinaggio non è in ultima istanza il godersi lo spettacolo della bellezza, bensì rompere il proprio guscio e mettersi in relazione con il Dio vivente. Noi cerchiamo di conseguirlo visitando i luoghi della storia della salvezza. Le loro vie, quelle interori, che passano per i cuori, e quelle fisiche, variamente lastricate e agevoli, non sono tracciate in direzioni arbitrarie o senza costrutto. Noi girovaghiamo, per dir così, nella geografia della storia di Dio: là dove egli stesso ha posto i suoi cartelli indicatori. E siamo in cammino alla volta di un luogo che ci è già stato segnalato, non verso una località che cerchiamo da noi.
Entrando nella storia di Dio e prestando attenzione ai segnali che la Chiesa – per la potenza della sua fede – ha predisposto, noi andiamo anche gli uni verso gli altri. Divenendo pellegrini, abbiamo la possibilità di godere ancor meglio di ciò che il turismo cerca: il diverso, il distacco dalle cose, la libertà , un incontro più profondo con la realtà e con le persone.
Vorrei perciò raccomandare di cuore che abbiamo a vivere il pellegrinaggio proprio come pellegrinaggio, e di non lasciare che esso si riduca a una gita o a un viaggio di piacere. Che esso non sia un puro e semplice partire, quanto piuttosto un entrare nella storia che Dio ha tracciato con l’uomo: immedesimandoci con i “segnali” della salvezza che egli ha collocato per noi lungo la via, e con quella semplicità che è uno dei tratti essenziali della fede. Solo allora questo pellegrinaggio diventerà un’esperienza vissuta grande e durevole.
JOSEPH RATZINGER
Iscriviti a:
Commenti (Atom)

















